Tenute Orestiadi: una storia che nasce dalla terra e dall’arte
- Paul Soranis
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Ci sono terre che non producono solo frutti, ma storie. E ci sono vini che non nascono soltanto dalla vite, ma dalla memoria, dal dolore e da una scelta precisa: rinascere attraverso la cultura.
Nel 1968 un terremoto violento distrusse Gibellina e molti altri centri della Valle del Belìce. Le case crollarono, le strade scomparvero, le comunità furono spezzate. Ma tra le macerie nacque anche una domanda radicale: come si ricostruisce davvero un luogo? Solo rifacendo i muri, o ridando un’anima a chi lo abita?

A questa domanda provò a rispondere Ludovico Corrao, sindaco, intellettuale e mecenate. La sua visione fu audace: immaginare una nuova Gibellina non solo come città ricostruita, ma come spazio vivo di sperimentazione artistica, dialogo culturale e pensiero. Un luogo in cui l’arte non fosse decorazione, ma linguaggio collettivo, capace di curare le ferite e di aprire nuovi orizzonti.
Da questa visione, nel 1981, nacquero le Orestiadi di Gibellina. Un festival internazionale che univa teatro, musica, arti visive e riflessione, ispirandosi al mito classico dell’Orestea e al Mediterraneo come grande spazio comune di civiltà. Anno dopo anno, Gibellina si trasformò in un museo a cielo aperto: artisti, architetti e intellettuali da tutto il mondo lasciarono tracce tangibili del loro passaggio, facendo dell’arte uno strumento di rinascita collettiva.
Molto tempo dopo, quello stesso spirito trovò una nuova forma di espressione. Nel 2008 nascono le Tenute Orestiadi, non come semplice progetto vitivinicolo, ma come gesto di continuità. L’idea era chiara: raccontare il territorio del Belìce attraverso il vino, trasformando la viticoltura in un atto culturale, capace di tenere insieme qualità enologica, memoria storica e visione.
I vigneti si estendono tra Gibellina, Salemi e Santa Ninfa, in un paesaggio fatto di colline morbide, luce intensa e suoli diversi. Qui la terra accoglie vitigni autoctoni siciliani come Nero d’Avola, Grillo e Zibibbo, accanto a varietà internazionali quali Chardonnay, Viognier e Syrah, in un dialogo che riflette la natura aperta e mediterranea di questo luogo. Ogni vendemmia diventa così un racconto che parla di clima, di lavoro umano, di attesa e trasformazione.
Ma alle Tenute Orestiadi il vino non è mai solo vino. È linguaggio. È racconto. È materia viva che porta con sé l’identità di un territorio che ha scelto la cultura come forma di resistenza. Per questo il dialogo con l’arte è continuo e naturale: molte etichette sono affidate ad artisti contemporanei, che trasformano la bottiglia in un oggetto culturale, in un frammento di storia da tenere tra le mani prima ancora che da assaggiare.
Oggi le Tenute Orestiadi rappresentano tutto questo: una realtà enologica riconosciuta, certo, ma soprattutto un ponte. Tra passato e presente. Tra mito e territorio. Tra il paesaggio, l’arte e il lavoro paziente dell’uomo.
Come azienda di banqueting abbiamo cominciato la nostra collaborazione con Tenute Orestiadi nel 2018, con la volontà di avere un partner che potesse, attraverso i suoi prodotti e la sua storia, accrescere il nostro lavoro grazie a condivisione, qualità e cultura. Il progetto Barrique’s Museum, promosso in partecipazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera, ha reso questo legame tra la Sicilia e Milano ancora più concreto. Attraverso i loro vini oggi cerchiamo di essere portavoce di una realtà unica nel panorama enologico siciliano e italiano. Una realtà fatta di visioni, bellezza e unicità. Una realtà che si fonde con il territorio e le persone che lo abitano, che lo vivono e che lo visitano. Gibellina oggi incanta per la sua vitalità e la sua dimensione, e non può che esserci un gran piacere nel bere ciò che questo straordinario luogo offre.
Possiamo parlare dei loro Cru come di vini che più di tutti rappresentano ciò che oggi è Gibellina, grazie a chi di Gibellina ha fatto una città d’arte. Il Bianco di Ludovico (Catarratto e Chardonnay) e il Rosso di Ludovico (Nero d’Avola e Cabernet Sauvignon) sono i vini di punta della cantina. Vini che esprimono forza, coraggio e passione. Due prodotti unici, resi ancora più leggendari dalle cinque etichette dell’Opificio Gibellina, progetto nato dal naturale incontro con l’Accademia di Belle Arti di Brera e firmato dagli artisti Pietro Coletta, Gaetano Grillo, Stefano Pizzi, Nicola Salvatore ed Enzo Esposito.
Tra gli altri vini che abbiamo oggi in carta, una particolare menzione la vogliamo fare per i due Paxmentis (serenità d’animo): il Syrah, con uve leggermente appassite e un bouquet aromatico che rivela note dolci di frutti rossi appena raccolti, e lo Chardonnay-Viognier, due varietà internazionali che hanno trovato nelle colline soleggiate di Gibellina il loro habitat perfetto. Un bianco che ricorda l’ospitalità e la cultura siciliana, con le sue note esotiche e intriganti.
Non mancano poi i grandi classici del territorio siciliano: Nero d’Avola e Grillo biologici (DOC) e l’Inzolia (IGP), tre vini eleganti e versatili che, per qualità e profilo, si sposano perfettamente con la nostra cucina, completando in maniera elegante e raffinata i nostri servizi di banchettistica.
Dall’incontro tra il Belìce e le terre dell’Etna nasce, nel 2018, la collaborazione tra La Gelsomina, azienda agricola in cui la famiglia di Alfio Turrisi, imprenditore del settore delle telecomunicazioni, ha cominciato a investire negli anni ’80, e Tenute Orestiadi. Siamo a Presa, una frazione di Piedimonte Etneo, un paese di poco più di 60 abitanti sul versante nord-orientale dell’Etna, a circa 600 metri sul livello del mare. Un luogo che offre un terreno nato da stratificazioni laviche succedutesi nei secoli, muretti a secco e terrazzamenti che obbligano a una cosiddetta vendemmia eroica. Il Palmento, cuore pulsante dell’azienda agricola e oggi struttura ricettiva per enoturismo, incontri e degustazioni, è circondato da 15 ettari di coltivazioni. Un anfiteatro verde perimetrato da muretti a secco e piante di ulivo, dove trovano spazio varietà come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, Catarratto e Moscato dell’Etna, da cui nascono vini estremi e di forte identità. L’Etna Rosso, l’Etna Bianco, il Blanc de Noirs e il Moscato Passito de La Gelsomina incarnano lo spirito di Tenute Orestiadi con una forte componente identitaria legata al territorio. Sono tutti vini che offriamo in degustazione e nei nostri servizi, per condividere con voi un progetto unico e autentico.




Commenti